Per il carnevale di quest'anno, otto carri della scuola di Viradouro sfileranno (o per meglio dire, proveranno a sfilare visto il polverone che la loro iniziativa sta suscitando) nella consueta parata del carnevale di Rio.
Tema a cui si ispireranno: shockers.
Ad essere rappresentati, fra gli altri, ci saranno temi come lo shock del freddo, lo schock dell'horror, lo shock della nascita. Ma tra tutti, quello che ha suscitato vibranti polemiche è il carro in memoria dell'Olocausto. Sergio Nisker, presidente della Federazione ebraica dello stato di Rio de Janeiro, ha definito l'iniziativa alquanto fuori luogo. Il parere di Paul Barros, creatore dell'opera sotto accusa, è che lo scopo di questo carre vuole essere "una sorta d'ammonimento affinchè l'Olocausto non si ripeta mai più".
Per quanto mi riguarda, non credo che l'evento sia quello più adatto per una "giornata della memoria". La tragedia dei campi di sterminio è una cosa troppo profonda e seria per essere confusa con una manifestazione carnascialesca. Sono anche io d'accordo con Nisker quanto dice che "non è il caso ricordare i sei milioni di persone morte nei lager nazisti tra il 1938 e il 1945 in mezzo a una calca di centinaia di migliaia di turisti e brasiliani festanti". Per questo ci vuole qualcos'altro.
Voi che ne pensate?
Ciò che avete visto non è finzione, non è messa in scena ma realtà.
In questo spot commissionato da Amnesty per la campagna Unsubscribe-me il regista ha deciso di mostrare l'angoscia e il dolore provocati da una Stress Position non usando la finzione scenica, ma filmando ininterrottamente per 6 ore un attore che ha sofferto davvero.
Il video mostra uno dei tanti tipi di tortura usati dalla CIA nella sua "guerra contro il terrore" e accompagna il lancio del "Unsubscribe movement" .
Affinchè le persone non siano torturate in nostro nome UNSUBSCRIBE YOU!
Oggi giornata mondiale contro l'AIDS.
Anche noi vogliamo dare il nostro contributo contro questa terribile malattia.
Vi proponiamo questo spot realizzato da Dimitri Daniloff per l'agenzia Leo Burnett.
La campagna è stata commissionata dalla SIDACTION, organizzazione francese per la lotta contro l'Aids.
Senza dubbio di grande impatto.
Anche qui una metafora visiva, realizzata comparando i corpi che si amano ai granelli di sabbia di una clessidra.
Ma al di là di tutto, lo shock più grande è l'informazione finale che ci viene data: nel mondo, ogni 10 secondi una persona muore di AIDS! Assurdo.
Non capita tutti i giorni di vedere un'immagine cosi: una modella vestita interamente di...... feti!
La FAADA (un'organizzazione animalista spagnola) ha creato questa campagna per portare avanti la sua lotta contro l'uso delle pelliccie.
Il focus è tutto su questa figura centrale, creato attraverso lo sfondo nero e la luce ad occhio di bue. Sembra quasi un dipinto del Caravaggio.
Ma lungi da rappresentare Madonne e conversioni, si afferma che uccidere animali per creare una soffice pelliccia equivale ad uccidere poveri innocenti come potrebbero esserlo i bambini appena nati.
Idea riproposta nel pay-off che afferma che "per fabbricare una pelliccia occorrono 120 pianti".
A me pare che la campagna abbia colto nel segno: un'efficace e ben fatta metafora visiva per dimostrare come il lusso e il glam del vestire una pelliccia naturale possano derivare da pratiche poco umane.
Mai visto un tossicodipente anziano?
No eh! Un motivo ci sarà... O si muore prima della terza età, o si smette prima di rovinarsi del tutto la vita.
"Gli anziani drogati non esistono, riprenditi il tuo futuro". E' il messaggio diffuso dalla pubblicità shock di Focus 12, un centro di recupero per tossico dipendenti del Regno Unito.
Tre anziani alle prese con tre droghe: la nonnina sniffa coca, il nonnino fuma crack e la vecchietta opta per l'eroina.
Immagini forti senza dubbio. Soprattutto perchè nella vita reale non sono frequenti scene del genere. Gli unici vecchietti che la mia mente riesce ad associare alla droga sono i Rolling Stone, ma questa è un'altra storia...
Ci sono cose che sorprendono in maniera negativa, e ce ne sono altre invece che colpiscono in modo positivo.
La visione di questo spot non può che stupire e divertire chi lo guarda: un mega domino mai visto prima il cui strabiliante effetto si propaga per le vie di un villaggio argentino.
Una cosa geniale e ben fatta (tanto per dire, il regista è Nicolai Fuglsig, quello del ormai famosissimo "Bouncy Balls" di Sony Bravia) che sul web è diventata subito virale, impazzando da computer in computer.
L'incredibile domino, i cui tasselli sono costituiti da oggetti di ogni tipo (macchine, balle di fieno infuocate, pile di libri, orologi a pendolo), termina nel totem del brand Guinness: un monumento che riproduce il tipico bicchiere usato in tutti i pub per servire la birra dall'inconfondibile colore scuro prodotta nei loro stabilimenti. Il marchio si manifesta soltanto alla fine dello spot, infondendo cosi curiosità nello spettatore, impaziente di vederne la fine. E alla fine la comparsa di quel bicchierone non può che rafforzare l'idea di fondo del claim della Guinness: "good things come to those who wait".
Aveva cominciato Reporters sans frontières qualche tempo fa (qui il nostro post), adesso anche Amnesty International continua la protesta contro il governo cinese e la sua pratica di perseguire e mandare in carcere attivisti politici, giornalisti e gente impegnata nella difesa dei diritti umani con la giustificazione, stavolta, di assicurare la stabilità e l'armonia nel paese durante le Olimpiadi del 2008.
Emma Thompson scende in campo contro la prostituzione prestando il suo volto per il video "Trafficking is a torture" che la vede nelle vesti di una prostituta che racconta la sua vita e chiede aiuto.
La Helen Bamber Foundation, un'organizzazione che sostiene le vittime di violazioni dei diritti umani, con sede nel Regno Unito, ha promosso questo video shock per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla piaga della prostituzione che ogni anno coinvolge 4.000 donne e bambine.
Ecco a voi un buon esempio di come far parlare della propria azienda suscitando shock ed indignazione. Si tratta della Poweo, fornitrice francese di gas ed elettricità.
C'è chi spende milioni per il giusto concept, la giusta immagine, la giusta grafica....e c'è chi, non curandosi di queste "cosucce", realizza pubblicità di serie B che neanche ad art attack potrebbero far di peggio.
Prendete un personaggio abbastanza famoso, ad esempio Sébastien Chabal (rugbista della nazionale francese). FAAATTTO?
Chiamate il figlio di 5 anni del grafico (qualcosa da papà avrà pur preso no?), fategli fare un bel disegnino e da questo createne una graziosa animazione. FAAATTTO?
Adesso inserite un messaggio irresponsabile: "inserire le dita nella presa per trarne energia positiva" può andare bene.
Ma per non sembrare così disaccorti, premuratevi di aggiungere alla fine del video un messaggio di cautela per i più piccini. FAAATTTO?
Pubblicate il tutto ed il gioco è fatto.
Non dovrete far altro che aspettare le numerose denunce che ne verranno e il conseguente ritiro da parte dell'Ufficio di Controllo della Pubblicità.
Fidatevi, il buzz è assicurato; altro che il giusto concept, la giusta immagine, la giusta grafica....
Questa foto penso che rimarrà negli annali come una delle più belle e strane mai scattate alla Fontana di Trevi. Lo shock visivo è altissimo. Quel rosso mi fa pensare ad un avvenimento biblico. Qualcosa di tremendo ed apocalittico.
L'angoscia per il gesto vandalico e la preoccupazione per le conseguenze sul monumento hanno lasciato il posto alla meraviglia e allo stupore, una volta appurato che la vernice non avrebbe danneggiato il marmo.
Performance d'arte o follia? Ma c'è veramente differenza fra le due cose?
Siamo in Svizzera. Presentazione della nuova collezione di biancheria intima maschile e femminile della Migros, catena numero uno di supermercati elvetici. Altro che modelli e modelle, qui sono di scena i politici. In oltre 590 filiali della catena, sette candidati per le elezioni al consiglio nazionale del prossimo 21 ottobre si mostrano al pubblico sorridenti, sgargianti, in mutande e reggiseno su grandi cartelloni promozional-elettorali. Ed è subito polemica. Nudi e crudi, giovani e rampanti, la nuova classe politica (i "modelli" hanno dai 20 ai 50 anni) si presenta così davanti ai loro elettori, fregandosene di chi, come la Stämpfli (nota politologa svizzera) li accusa di essere dei fanfaroni che vendono il loro corpo invece dei loro programmi. Non so a voi, ma nonostante questa sia più edulcorata e leggera, a me ricorda tanto le logiche di quella famosa campagna Derveaux di cui molto si è detto nei mesi scorsi. Ma tant'è, questa è ancora una volta la conferma di come i simboli e le ideologie del passato hanno lasciato all'immagine e alla personalizzazione il ruolo di veicolare i messaggi politici dei giorni nostri.
La campagna sull'anoressia di cui abbiamo parlato nel post precedente ha sollevato un polverone mediatico notevole. L'opinione pubblica si è divisa a metà: c'è chi apprezza la "sfrontatezza" di Toscani e chi invece lo stigmatizza come persona insensibile alla sofferenza delle persone malate chiamate in causa da questi scatti shock.
Molto tempo prima di questa campagna mi è capitato di vedere questo video. Oggi voglio postarlo per mostrare un modo diverso di affrontare lo stesso problema.
Penso che questo filmato tratti l'argomento in modo più significativo ed empatico rispetto agli scatti di Toscani. Mentre i cartelloni di quest'ultimo provocano stupore e, per alcuni, ripugnanza, questo video ci fa entrare dolorosamente nel punto di vista del malato, permettendo una maggiore comprensione del problema.
Il malato vede una realtà distorta, ha una percezione di sè influenzata dalla malattia, è per questo che non riesce a guarire.
Questa volta ad usare il linguaggio tipico della campagna sociale è una casa di moda.
Il marchio di moda giovane per ragazze "Nolita" ci sbatte in faccia la realtà, la bruttezza, il dolore dell'anoressia.
Firma la campagna Oliviero Toscani, come sempre nel suo stile esplicito che non lascia spazio ad interpetazioni.
Il messaggio è chiaro: l'anoressia non è un gioco, essere eccessivamente magre non è bello come la moda a volte vorrebbe farci credere.
Accusata violentemente di essere portatrice di valori sbagliati, la moda sembra comprendere e inizia a parlare alle ragazze in modo più sincero.
Il caso di Nolita è estremo: la testimonial è una ragazza francese, consumata dalla malattia e la campagna esce non a caso durante la settimana della moda di Milano, visibile su maxi affissioni in tutte le principali città non passerà inosservata.
Spero vivamente che non rimanga una campagna di carta, ma che si traduca in scelte aziendali diverse, come estendere le linee d'abbigliamento alle taglie più morbide.
Sarebbe veramente incoerente promuovere uno stile di vita più sano e poi riempire i negozi di vestiti taglia x-small...
Vi chiederete dove è lo shock in questa pubblicità. Sicuri, però, di non aver notato niente di strano?
Immaginate una città senza più l'ombra di cartelloni pubblicitari, insegne luminose, pannelli elettronici con immagini in movimento. Sarebbe di certo un'esperienza straniante, soprattutto per noi occidentali così abituati al caos visivo delle città in cui viviamo.
Ma al di là del messaggio senza dubbio originale, una pubblicità che parla di non pubblicità, ho usato questo video come spunto per parlarvi di una decisione che ha provocato per un motivo (puramente visivo) o per un altro (commerciale) davvero uno shock. Una decisione che rende visibile quanto la pubblicità cambia il modo di percepire lo spazio intorno a noi e di quanto siamo assuefatti a paradigmi che sembrano ormai consolidati ma che si presentano evidenti quando sono messi in discussione.
Le immagini di questa pubblicità scorrono sopra "Pure imagination", una canzone contenuta nel primo film di "Charlie e la fabbrica di cioccolato" (non quello di Tim Burton per intenderci), e per riprenderle Sky non ha avuto bisogno di set costruiti per l'occasione. Perchè l'immaginazione, a San Paolo del Brasile, è diventata realtà. E a San Paolo l'immaginazione ha pure un nome: Legge Municipale 379/06 ribattezzata appunto "Clean City Law". L'artefice è Gilberto Kassab, attuale sindaco della città, che ha deciso di bandire l'outdoor advertising colpevole non solo di inquinamento visivo, ma della perdità d'identità di cui inevitabilmente soffre la maggior parte delle grandi città in tutto il mondo, appiattita da questa forma di pubblicità che ne lima peculiarità e differenze.
Tante e contrastanti le opinioni su questo provvedimento. Per citarne solo qualcuna, lo scrittore Roberto Pompeu de Toledo parla di vittoria del bello sul brutto, della pulizia sulla sporcizia, dell'interesse pubblico sopra quello privato; l'associazione brasiliana dei pubblicitari parla di legge fascista che compromette le regole del libero mercato . Kiyofumi Kanhatsu per ninjamarketing parla di morte annunciata e inevitabile della pubblicità esterna causata dal suo andare ben oltre il limite del sostenibile. Tony de Marco testimonia con le sue foto la città di San Paolo "ripulita".
Questa volta a finire nelle grinfie della censura è stata la campagna delle autorità inglesi per promuovere la richiesta di passaporti da parte degli under 24.
Le critiche derivano dal fatto che tale campagna stimolerebbe i rapporti occasionali tra ragazzi in vacanza all'estero.
La campagna, costata 1,5 milioni di sterline, campeggia in club e discoteche e mostra foto di ragazzi che si divertono in vacanza, senza comunque mostrare scene particolarmente osè. Il messaggio invece è veicolato da una schermata di cellulare che mostra sms scambiati da amici dai quali si comprende che in GB ci si diverte eccome!
Vi sembra una pubblicità scandalosa? Io piuttosto la definirei colorita, ma da qui a chiedere l'intervento dell'Authority inglese per la pubblicità ce ne passa!
Ricordate lo spot della Cws?
Lì con la scusa di magnificare le capacità pulenti dei loro wc, si scherzava sull'abitudine di sniffare coca nei locali.
Ma purtroppo quest'abitudine è tutt'altro che divertente, e questo spot neozelandese ne rende evidente la sua portata tragica.
Il contesto è identico: locale alla moda, musica techno, toilette extra-lusso.
Ma qui non c'è niente di comico e divertente, il messaggio mostra letteralmente e in maniera molto cruda (a mo' di splatter da horror) cosa succede a chi usa la cocaina: sniffa il suo stesso cervello.
Protagonista della storia: la catena neozelandese "Hell Pizza".
A quanto pare l'intento di ridicolizzare l'ideologia nazista ritraendo Hitler fare il suo saluto con una pizza in mano non è andato a buon segno. Lo spot e i cartelloni sono stati ritirati.
A quanto pare Mirk MacGibbon, responsabile della tanto discussa campagna pubblicitaria per "Hell Pizza", deve ricredersi.
A quanto pare Papa Benedetto XVI è più politically correct.
A quanto pare anche questa scelta farà discutere ancora.
Eccoci tornati dalle vacanze e con la fine dell'estate tornano a far parlare di sè le campagne shock.
Un altro atteso ritorno (soprattutto per gli uomini) è quello del campionato di calcio, quindi spazio all'immaginazione per creare campagne abbonamenti il più possibile convincenti.
Questa volta gli spagnoli del Getafe FC ci sono andati giù pesante.
Il video in questione, già debitamente censurato in seguito alle richieste del vescovo della città, condensa immagini bibliche, un body recitato enfaticamente, una bella fotografia e, soprattutto, una massiccia dose di blasfemia...
Calcio come religione per il tifoso che farebbe di tutto per la sua squadra: uccidere suo figlio come Abramo, vagare nel deserto come Mosè, finire sul rogo come un martire, donare una costola come Adamo e finire crocifisso come Gesù.
Certo è che usare immagini cattoliche, travisandole del loro significato originario, sta diventando uno degli espedienti preferiti dai pubblicitari per shokkarci. Devo dire che lo spot ci riesce bene, non scade nel volgare e arriva dritto al punto.
Il problema è che non tutti sono disposti a vedere stravolto un messaggio religioso per promuovere una squadra di calcio...
Che il calcio stia diventando il nuovo oppio dei popoli??
Va bene edulcorare la realtà, va bene mostrare un mondo tutto rose e fiori, case super pulite, donne super affascinanti e irragiungibili... Ma mettere le ciglia finte ad un'attrice per pubblicizzare un mascara no!!
Ma che tristezza! La casa cosmetica L'Oreal è stata multata per la pubblicità ingannevole di uno dei suoi mascara "allunga ciglia" che vede come protagonista l'attrice Penelope Cruz.
Ma scusate, nel momento in cui si viene a sapere che le ciglia sono finte, non è come se la stessa azienda produttrice ammettesse che il suo prodotto non funziona?
La storia è sempre la stessa: pur di cogliere la nostra attenzione, farci spalancare la bocca e dire "Wow, hai visto che effetti miracolosi quel cosmetico, shampoo, detersivo, push-up..." le aziende esagerano superando, a volte, i confini della realtà.
Ridiamoci sopra con questa parodia dello spot multato!
Dopo il nostro post sulla campagna Sisley, siamo stati contattati dal gruppo Benetton che dichiara che la suddetta campagna è falsa. A quanto pare qualcuno sta diffondendo immagini non vere, non si sa a quale scopo.
Questo il comunicato: Statement sulla falsa campagna Sisley
20 luglio 2007
Ultimamente sono state pubblicate su internet delle fotografie spacciate come immagini della nuova campagna pubblicitaria Sisley.
Una delle immagini mostra delle ragazze mentre “sniffano una canotta”. L’allusione a droghe e alcool è più che evidente. Ci teniamo a precisare che il marchio Sisley e il Gruppo Benetton non hanno alcun coinvolgimento con queste immagini e perciò ci rifiutiamo di essere ricollegati ad esse.
Inoltre queste immagini violano le leggi sui diritti del marchio Sisley, pertanto il nostro ufficio legale sta prendendo tutte le opportune misure per tutelare i diritti e gli interessi dell’azienda.
La prossima campagna Sisley avrà invece una testimonial d’eccezione, Stephanie Seymour, riconosciuta nel mondo come icona di moda e bellezza.
Questo è quanto riferisce il gruppo Benetton a due settimane dalla diffusione della pseudo-campagna.
Personalmente mi piacerebbe sapere chi ha interesse a danneggiare la Sisley addirittura realizzando uno scatto fotografico professionale e molto veritiero. Che dire, la blogosfera è un potente mezzo di diffusione che recepisce un messaggio e lo diffonde in maniera capillare e forse è proprio per questo che c'è chi se ne serve per i suoi giochetti.
Non so cosa ci sia dietro, viral marketing, finti teaser, oppure un vero e proprio sabotaggio. So solo che questa storia mi puzza!
Aspettando di conoscere la verità, ringraziamo la Sisley per averci avvertito. Comunque questa campagna ci sembrava vera, viste le precedenti...
Siamo invasi dalla cocaina. La troviamo dappertutto: spot, moda, mondo dei vip, mondo reale, persino nel Po e nell'aria di Roma!
E Sisley, con le sue solite campagne trasgressive, ha deciso di cavalcare l'onda...
Le spalline di una canotta diventano due striscie per due sfattissime modelle che portano addosso tutti i segni del loro "vizio" (ogni riferimento a Kate Moss è puramente casuale).
Io spero che ci mettano dell'ironia quando decidono i soggetti delle campagne, se l'intento è veramente quello di shokkare mi viene voglia di dire: PROVACI ANCORA SISLEY!!
Già me l'immagino: vedere tutti i giapponesi che strabuzzano gli occhi all'insù sarà stato davvero divertente. Anche se, francamente, credo che anche in Europa molti sarebbero rimasti un po' frastornati e sorpresi nel vedere questo nuovo tipo di gioco: il calcio verticale!!!!
Adidas ha scelto questo "cartellone vivente" installato a Tokio per il lancio della sua linea di abbigliamento da calcio.
Risultato: persone ferme per strada con bocche aperte e occhi in su, traffico congestionato, milioni di scatti (vi pare che i giapponesi potevano resistere?) e milioni di telecamere da tutto il mondo ad assistere a questo strano spettacolo che è l'advertising post-moderno.
Non c'è che dire, l'Adidas con questa ideuccia ha fatto davvero un bel goal.
E' la notizia del momento: i film europei piacciono a milioni di cinefili.
Con quest'affermazione si chiude questo ironico e frizzante spot prodotto da Bruxelles per continuare a promuovere il cinema del vecchio continente.
Approvato da Margot Wallstrom, la commissaria europea responsabile della comunicazione, questo video è stato ritenuto volgare e immorale da molti parlamentari. C'è chi ha addirittura affermato che l'UE «usa metodi immorali per promuovere le sue attività». E' quanto afferma Maciej Giertych, rappresentante europeo per la "Lega delle famiglie polacche".
Sarà, ma a noi questi "metodi immorali" piacciono.
Per la serie: come alzare un polverone anche quando non ce n'è di bisogno.
....Comunque mi raccomando: quando vedete questo tipo di scene al cinema, chiudete gli occhi!!! ^__^
Questa campagna di Reporters sans frontières non ha bisogno di molte parole...
L'eloquenza delle immagini è capace, a volte, di toglierci il respiro.
L'obiettivo è nobilissimo: cercare di legittimare la libertà di stampa ed espressione in Cina, dove nel 2008 si svolgeranno i giochi olimpici. Le autorità cinesi, infatti, attuano un rigido controllo dell'informazione: in occasione delle Olimpiadi, ai giornalisti è stata promessa libertà di stampa e movimento.
Ma Rsf denuncia chiaramente con questa campagna che la situazione non è affatto cambiata.
Fonte: La Repubblica
Può esserci una connessione tra shock e soluzioni pubblicitarie divertenti?
Questo commercial della CWS è la prova che lo shock può essere anche comico e stamparci un sorriso sulle labbra.
L'impianto scenico ci catapulta inizialmente in un ambiente "in": arredamento minimal chic quasi asettico, lusso, party-girls che sembrano modelle (non a caso la protagonista è Milla Jovovich).
E come la regola vuole, in certi ambienti che sembrano "per bene" si nascondono i vizi peggiori. La nostra Milla si chiude in bagno per la sniffatina d'ordinanza. A questo punto non sappiamo ancora l'oggetto della campagna pubblicitaria, nè dove lo spot vuole andare a parare.
Il water è talmente pulito da essere il piano d'appoggio perfetto per "tirare le striscie", ma proprio sul più bello si attiva il "Clean Seats" automatico della CWS e... bye bye polvere bianca!!
Noi rimaniamo shokkati perchè tutto ci aspettavamo tranne che si pubblicizzasse un sistema di "lavaggio automatico di cessi" e Milla rimane shokkata perchè con questo scherzetto sono andati in fumo sballo e soldi...
Cara Milla, se nei club trovi un bagno così pulito è perchè i prodotti CWS funzionano a dovere!!
Geniale...